Il mio lavoro si colloca nell’ambito della psicoterapia psicodinamica a orientamento relazionale, con riferimento al pensiero di Erich Fromm, per il quale l’elemento centrale della cura non è la tecnica in sé, ma la persona dell’analista e la qualità della relazione che si costruisce nel tempo.
La psicoterapia, per come la intendo, non è l’applicazione di un metodo standard, ma un processo che prende forma nell’incontro tra due persone. È nella relazione terapeutica che diventa possibile comprendere il modo in cui una persona ha imparato a stare con sé stessa e con gli altri, e in cui possono emergere nuove possibilità di pensiero e di esperienza.
L’approccio psicodinamico pone attenzione al mondo interno della persona, ai vissuti emotivi, ai legami significativi e alle dinamiche – spesso non consapevoli – che orientano il modo di sentire, di agire e di relazionarsi. Il lavoro non si limita alla riduzione dei sintomi, ma mira a una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie modalità relazionali, favorendo cambiamenti più profondi e duraturi.
Spesso mi viene chiesto se tratto disturbi specifici. La conoscenza delle dinamiche psicopatologiche è parte integrante della formazione clinica, ma il mio lavoro non si fonda sull’etichetta diagnostica. La persona viene prima della diagnosi, e il percorso terapeutico si costruisce a partire dalla sua storia, dalle sue relazioni e dal significato che la sofferenza assume nella sua vita.