La clinica dei gruppi nasce, nel mio percorso, dall’esperienza di conduzione dei primi gruppi psicodinamici rivolti ai familiari di pazienti affetti da demenza nella Repubblica di San Marino. Si trattava di contesti segnati da perdita progressiva, ridefinizione dei ruoli, ambivalenza affettiva, senso di colpa e profonda solitudine.
Il gruppo non è stato pensato come spazio informativo né come semplice sostegno emotivo, ma come luogo di elaborazione condivisa. La funzione non è fornire soluzioni, ma rendere pensabile ciò che nella relazione di cura rischia di restare agito o silenziosamente sopportato.
In una prospettiva psicodinamica relazionale, il gruppo è un campo emotivo condiviso. Le esperienze individuali entrano in risonanza, si rispecchiano, si differenziano. Attraverso la parola e l’ascolto reciproco, vissuti di impotenza, rabbia, vergogna o ambivalenza possono trovare forma e significato.
Il lavoro clinico si concentra su ciò che accade tra i partecipanti: identificazioni, movimenti di sostegno, difese collettive, paure comuni. Il gruppo offre una funzione di contenimento e trasformazione, permettendo di riconoscere che ciò che viene vissuto come esperienza isolata appartiene a una condizione condivisa.
L’obiettivo non è l’espressione emotiva fine a sé stessa, ma la costruzione di uno spazio in cui il limite possa essere nominato senza essere negato e in cui la fatica della cura possa essere pensata senza diventare solitudine.
I gruppi possono essere rivolti a:
– familiari di persone affette da patologie croniche o neurodegenerative
– caregiver
– adulti che desiderano un percorso terapeutico in setting gruppale
Ogni gruppo è condotto in modo strutturato, con attenzione ai confini, alla continuità e alla tutela dello spazio condiviso.