Accanto al lavoro clinico, applico il modello psicodinamico relazionale anche nei contesti aziendali e organizzativi, dove le difficoltà non si esprimono in forma sintomatica individuale ma attraverso cali di efficacia, conflitti latenti, comunicazioni disfunzionali, irrigidimenti decisionali o perdita di senso nel ruolo.
L’azienda viene considerata come un sistema relazionale strutturato da mandati espliciti e impliciti, dinamiche di potere, aspettative non dette e meccanismi difensivi collettivi. Quando la pressione aumenta – per cambiamenti organizzativi, ridefinizione dei ruoli, passaggi generazionali o fasi critiche di crescita – il sistema può perdere capacità riflessiva e organizzarsi in modalità difensive: polarizzazioni, eccesso di controllo, deleghe improprie, conflittualità silenziosa.
Il lavoro non è centrato sulla performance in senso tecnico, ma sulla qualità del funzionamento relazionale e sulla chiarezza del mandato. Attraverso l’analisi di situazioni concrete portate dai membri dell’organizzazione, vengono esplorati ruolo, identità professionale, confini di responsabilità e senso di efficacia.
L’intervento può assumere la forma di consulenza direzionale, supervisione dei team, facilitazione di gruppi di lavoro o percorsi formativi su comunicazione, leadership e gestione dei conflitti.
L’obiettivo è rafforzare la coerenza tra funzione e persona, aumentare consapevolezza nei processi decisionali e ridurre l’agito relazionale che ostacola il lavoro.
Quando un’organizzazione recupera capacità di pensare sé stessa, aumenta stabilità, chiarezza operativa e qualità delle relazioni interne.